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Errori comuni e personaggi sprecati

Quante volte hai in testa un personaggio che ti entusiasma, ma 

che poi sembra non funzionare nella storia che stai scrivendo? O quante volte te ne accorgi dando una rilettura finale a quanto hai scritto? O, ancora, quante volte quando leggi il tuo racconto a qualcuno, quell’insensibile non si appassiona al tuo personaggio? Allora inizi a tornare indietro, ad arrovellarti su cosa sia successo al tuo fantastico personaggio e poi, alla fine, ti arrendi: non funziona. E il bello è che non capisci nemmeno perché.

In realtà ci sono alcuni errori comuni che implicano uno sgretolarsi della credibilità, dell’empatia e del fascino che il personaggio desta nel lettore.


Andiamo a vederne sei:


Personaggi sconosciuti

Il primo e forse il peggiore degli errori. Il personaggio che stiamo creando dobbiamo conoscerlo meglio di noi stessi. Chi è? Quali sono i suoi hobby? Cosa ama e cosa non sopporta? Se questo non interessa nella storia, fa niente. Dobbiamo aver scritte queste informazioni in una lista mentale, pronte per essere messe a nostra disposizione nel momento in cui vediamo il nostro personaggio nei piccoli gesti e nelle situazioni di vita quotidiana. Sarebbe interessante chiedersi quanto fascino perderebbe O’Brien di 1984 se non si sistemasse gli occhiali sul naso praticamente ogni volta che appare.

Questo primo punto è approfondito in un articolo sulle venti domande che vanno poste al proprio personaggio che potete trovare qui.

Una particolare attenzione andrebbe dedicata alla domanda 20: qual è il desiderio più grande del nostro personaggio? Questa è la domanda che lo farà muovere per tutta la storia.


Personaggi conosciuti

Abbiamo già detto quanto sia importante per noi scrittori conoscere il nostro personaggio. Non vale lo stesso ragionamento per la conoscenza che ne deve possedere il lettore. Qualcosa va detto, qualcos’altro no, qualcos’altro ancora non va detto subito.

L’istitutrice de Il Giro di Vite di Henry James è pazza o sfortunata? Probabilmente James lo sapeva, ma se fosse stato detto il racconto non avrebbe certo avuto lo stesso impatto.

Di nuovo torniamo sulla domanda che ho sottolineato nel punto precedente: qual è il desiderio più grande del personaggio? E, aggiungiamo dal punto di vista del lettore e del personaggio stesso, è veramente quello che sembra? Se noi dobbiamo avere stampata in mente la risposta a questa domanda, il lettore deve averla poco chiara. Un personaggio che sembra puntare a qualcosa, ma che in realtà ha un altro scopo e un altro desiderio può risultare o decisamente affascinante ed enigmatico, oppure totalmente in balia delle sue stesse pulsioni. In entrambi i casi si può dire riuscito ed interessante.


Personaggi "irreali"

Una volta comprese le caratteristiche del nostro personaggio non dobbiamo farci prendere così tanto dalla trama da dimenticarle.

Se Frodo Baggins de Il Signore degli Anelli di Tolkien è alto 120 cm, sarà difficile che si prenda un  bel barattolo di erba pipa messo da Gandalf sopra un armadio. Quantomeno dovrà salire su uno sgabello. Probabilmente dobbiamo pensare anche a come Frodo può sapere che il barattolo si trova lì, dato che dal suo metro e venti non lo vede. Potrebbe averne percepito il profumo. Ma se a Frodo fosse scappato via il naso come al maggiore Kovalev dei Racconti di Pietroburgo non potrebbe farlo. Al contrario l’erba pipa nemmeno crescerebbe nella fredda Pietroburgo in cui è calato il personaggio di Gogol.

Bisogna quindi sempre tener conto delle caratteristiche fisiche che abbiamo attribuito ai nostri personaggi. Sembra banale, ma spesso in una trama appassionante rischiamo di perderci anche noi che la stiamo scrivendo. Questi errori di calcolo, perché di questo si tratta, inficiano sulla buona riuscita del racconto.


Personaggi inarrestabili

Spesso si ha la tendenza a conferire al nostro protagonista dei poteri o delle competenze che gli permettono di superare qualsiasi difficoltà. Ugualmente a volte si rende l’antagonista onnipotente per poi farlo cadere con una piccolezza.

Entrambi sono personaggi mal costruiti (personalmente è il genere di personaggio che sopporto di meno). Uno degli esempi recente è Capitan Marvel nel ciclo Avengers. L’eroina interpretata da Brie Larson è talmente potente e priva di qualsiasi debolezza da costringere i produttori del MCU a spedirla nello spazio per poter avere la grazia di fare l’ultimo film. Non bisogna creare personaggi simili o finiranno solo per dar fastidio alla trama. Un personaggio appassionante è tale soprattutto per la difficoltà che deve affrontare: NO ostacoli NO buon personaggio.


Personaggi buoni = personaggi riusciti

Mi spiace sfatare questa favola, ma un personaggio troppo buono non è un personaggio riuscito. È un personaggio piatto, e per creare un personaggio piatto memorabile ci vuole davvero molta maestria. Anzi, spesso i personaggi che affascinano di più sono i più odiosi. Come si fa a non odiare il cinico, supponente, arrogante, retorico e sbruffone Lord Henry de Il Ritratto di Dorian Gray? Ma come si fa anche a non amarlo?

I personaggi a tutto tondo, come li chiamerebbe Foster, sono una mistura ben dosata di luci ed ombre. Nessuno ha solo pensieri corretti, altruisti e “buoni”. Esistono anche l’invidia, le manie e i pensieri “cattivi” che poi reprimiamo. Non risparmiamo queste figuracce al nostro personaggio solo perché ci siamo affezionati e non neghiamo qualche momento di empatia al lettore anche con l’antagonista solo perché lo odiamo.


Personaggi incoerenti

Attenzione a come inseriamo le luci e le ombre di cui abbiamo appena parlato. Contraddirsi non è sinonimo di essere incoerenti. Il nostro personaggio può cambiare rotta, ma perché lo fa? Daenerys  Targaryen nella serie televisiva Il Trono di Spade cambia completamente linea di azione diventando la “cattiva” psicopatica, preda di una malattia mentale e di un evidente delirio di onnipotenza. Un passaggio troppo repentino e non spiegato, come invece è stato fatto nei libri di Martin. Questo disturbo psichico, infatti, è dovuto alla pratica incestuosa tipica dei Targaryen che si portano così dietro questa malattia da generazioni.

Nel caso della serie si tratta di una incoerenza che infastidisce il fruitore, mentre nel caso del libro è un cambio di rotta, una contraddizione con la condotta precedente del personaggio, molto apprezzabile.

Un altro esempio positivo è presente ne Il Signore delle Mosche di Golding. Il comportamento  di Ralph nei confronti di Piggy sembra incoerente: lo stima, forse gli vuole bene , ma lo maltratta. Di nuovo però, come in Martin, la motivazione c’è, e in questo caso risiede nel dovere da parte di Ralph di dimostrare la propria superiorità soprattutto di fronte agli altri bambini e a Jack.



Quindi, la prossima volta prima di lanciare un personaggio potenzialmente epico nel cestino della carta sotto la tua scrivania, prova a controllare se hai commesso uno di questi errori. Fai attenzione soprattutto a quando qualcuno a cui hai letto il tuo racconto ha delle critiche: siamo sempre affezionati ai nostri personaggi e sarà facile che la prima reazione ad una critica verso di loro sia di astio. Spesso però chi guarda la storia in maniera più fredda si rivela il miglior detective per scovare questi errori.

Errori comuni e personaggi sprecati

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I racconti di Penna a Sfera sono frutto della fantasia dei ragazzi di scuola superiore che hanno partecipato al Laboratorio di Scrittura Creativa. Invito chi li legge a tenere conto di questa provenienza e a non utilizzarli a fini impropri.

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