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Anima

Lorenzo (3C)

Liceo Statale Galileo Galilei, Caravaggio

Anima

«Era arrivata ormai la vigilia di Natale, ma ad Alex non importava niente della festa imminente né tantomeno del Capodanno e neanche di quelle vacanze natalizie in generale. Non gli era mai successo di comportarsi così durante quel periodo in cui invece ci si dovrebbe sentire diversamente. Tutto ciò in realtà era dovuto a dei buoni motivi.

Il principio di tutto fu lunedì 16 dicembre, giorno che segnava l’inizio dell’ultima settimana scolastica prima delle vacanze natalizie. Alex aveva presente cosa significasse, ma lui pensava a ben altre cose: sapeva che quella sarebbe stata una settimana infernale poiché lo attendevano verifiche o interrogazioni tutti e sei i giorni. Alex però negli anni precedenti aveva preso molto alla leggera il mese di dicembre riguardo alla scuola e ciò lo aveva portato sempre a cadere e a doversi rialzare con molta fatica da gennaio in poi a causa di corsi di recupero, verifiche ed interrogazioni varie eventualmente nel secondo quadrimestre, ed altri contrattempi che non avrebbero fatto altro che complicare le cose.

Alex aveva già sperimentato tutto ciò nei primi due anni del liceo e, arrivato ormai in terza, voleva evitare a tutti i costi di ricascarci di nuovo; di conseguenza aveva abbassato la testa e pedalato, come diceva Antonio Conte, fin dall’inizio dell’anno scolastico, ottenendo risultati che prima avrebbe solo sognato (ad esempio durante la consegna della prima verifica di matematica, materia nella quale era un caso disperato, aprendo il foglio protocollo trovò scritto 7 e per poco non svenne).

Arrivato alla settimana decisiva il ragazzo ripeteva a sé stesso come un mantra che ce l’avrebbe fatta, che mancava solo quell’ultima dannatissima settimana e poi… giù con il relax. Quella mattina Alex prese come di consueto il pullman delle sei e mezza per andare a scuola, con tutti i buoni propositi di questo mondo.

Neppure lui avrebbe potuto immaginare che cinque giorni dopo, tornando con il pullman di ritorno dopo la scuola, sarebbe cambiato tutto.

Primo giorno, lunedì 16 dicembre: due ore di matematica, due ore di disegno e storia dell’arte (le ultime del 2019) e un’ora d’inglese - Giornata abbastanza scialla.

Quel giorno avrebbe dovuto ricevere le verifiche di mate e inglese ed esporre il lavoro di gruppo sui fasci di parabole. L’ansia era d’obbligo. Per fortuna si era preoccupato per niente perché mate filo liscia come l’olio (niente verifica e niente esposizione), mentre in inglese giunse un sorprendente 8. “E pensare che avevo ripassato solo il giorno prima!” pensò tutto soddisfatto e, in un certo senso, rincuorato.

Secondo giorno, martedì 17 dicembre: due ore di filosofia e storia (noia totale), un’ora di fisica, un’ora di scienze e un’ora di latino - La giornata che Alex detestava più delle altre per il numero e per l’identità delle materie coinvolte.

Inoltre quel giorno c’erano altre due cose che lo turbavano non poco: la verifica di fisica (fondamentale e necessario un grande impegno per svolgerla bene) e la probabile, per non dire scontata, interrogazione di latino su Plauto. Alex pregava con tutto il cuore che non capitasse proprio quel giorno, che lo “beccasse” magari il venerdì.

Come aveva previsto la verifica di fisica fu tosta (riuscì a svolgere 4 dei 5 esercizi, ma tentando anche l’ultimo), mentre invece fu “graziato” in latino. Alex si sentì al settimo cielo, perché tra le innumerevoli prove di quella settimana credeva che fisica fosse quella più difficile da superare brillantemente e, una volta fatta, sentiva che tutto il resto sarebbe stato poca cosa rispetto a ciò che aveva appena affrontato. Ma si sbagliava. Di grosso.

Terzo giorno, mercoledì 18 dicembre: un’ora di scienze (impegnativa), un’ora d’italiano (grandi aspettative), due ore di filosofia e storia (unica sbavatura della giornata) e un’ora di matematica (tranquilla).

Quel giorno era in programma la verifica di scienze, che Alex voleva fare non bene, ma alla grande, perché doveva avere una media molto buona in vista del progetto biomedico. Esso si sarebbe svolto a partire dal secondo quadrimestre e sarebbe durato fino alla quinta, e gli stava particolarmente a cuore. Ma accadde l’impensabile: il prof chiese alla classe quando si sarebbero trovati meglio per fare la verifica (quel giorno o a gennaio dopo la vacanze) e per scegliere la misero ai voti, dove prevalse gennaio. Alex era incredulo, non poteva crederci; “allora Dio esiste davvero!” pensò estasiato.

Con la verifica tolta dai pensieri e con italiano filato liscio senza nulla di straordinario (per fortuna), si concluse metà della prima settimana. Alex era più rilassato e sereno che mai e nella sua mente si facevano strada già le vacanze, ovviamente insieme alle ultime verifiche ed interrogazioni che, a quel punto, potevano solo andare bene. Il ragazzo era veramente felice, ma non pensava minimamente che dodici ore dopo avrebbe avuto inizio la “tempesta”.

Quarto giorno, giovedì 19 dicembre: due ore di motoria (le ultime due, ma non da trascurare), un’ora d’inglese (grande attesa), un’ora di scienze (l’ultima, peccato) e un’ora di latino (l’ansia comincia a farsi sentire). Alex disse a sé stesso: ”Ci siamo, oggi è il giorno decisivo”. Quel giorno aveva in programma molte cose, una più importante dell’altra: avrebbe avuto la verifica scritta di motoria sulla pallacanestro e avrebbero fatto ancora esercizi riguardante quest’ultima, in vista del test pratico; in seguito doveva ricevere l’altra verifica d’inglese (sulla quale veramente aveva seri dubbi circa il fatto di essere andata bene) e ovviamente la mina vagante, la più pericolosa di tutte: l’interrogazione di latino. L’aveva già scampata una volta e non era cosi sicuro di poterlo fare di nuovo.

Alex affrontò tutto: la verifica di motoria non fu un granché (un sette e mezzo, che lo fece incazzare abbastanza) e ciò influenzò anche il suo modo di vivere la lezione (lui e la sua squadra furono completamente stracciati dagli altri, non riuscendo nemmeno a fare un canestro). Nemmeno l’ora d’inglese riuscì a placare la sua rabbia: la verifica andò esattamente come quella di motoria, un altro sette e mezzo che non gradí particolarmente. Alla fine giunse ciò che non avrebbe voluto che si verificasse: fu interrogato in latino. Alex un po' se lo aspettava, ma non proprio in quella maniera. Per fortuna che il giorno prima, terrorizzato com’era da quella possibilità, aveva ripassato e riuscì a cavarsela abbastanza bene. Ma la delusione e la rabbia che aveva provato nelle ore precedenti e il fatto che il prof di latino lo avesse interrogato ancora una volta nel giorno in cui aveva una verifica scritta. Erano i segnali premonitori che qualcosa si era già rotto in quel meccanismo e che qualcosa di peggio doveva ancora arrivare. È paradossale come un voto, un sette e mezzo per giunta, e una cosa insignificante come una partita di basket possano scatenare così tanto malumore, innescando un effetto a catena.

Quinto giorno, venerdì 20 dicembre: un’ora d’inglese (l’ultima, peccato anche per questa), un’ora di latino (proprio ciò che il giorno prima l’aveva fatto crollare, secondo lui), due ore di matematica e fisica (non presagisce nulla di buono) e per finire un’ora d’italiano (comincia a perdere le sicurezze che aveva). Quel giorno Alex era ancora abbastanza amareggiato per ciò che era successo il giorno precedente ed era ormai rassegnato a sentir pronunciare dal prof di latino che aveva fallito ancora, cosa che al solo pensare lo fece già arrabbiare perché non gli era sembrato giusto essere interrogato. Anche la prova scritta che stava tanto aspettando in italiano cominciò a non sembrargli poi una sicurezza, alla luce di ciò che stava succedendo. Stessa cosa per quanto riguardava la matematica. Invece la giornata di Alex fu più “tranquilla” di quanto si potesse aspettare: la verifica di matematica gli sarebbe arrivata dopo le vacanze natalizie, insieme a quella di fisica. Stesso discorso per italiano e latino, il cui esito Alex avrebbe voluto conoscere nonostante il suo stato d’animo.

Sesto giorno, sabato 21 dicembre: un’ora di fisica (ci può stare), la prova scritta di filosofia (su questa è assolutamente sicuro di sé) e un’ora d’italiano e latino (per togliergli ogni gioia). Gli furono risparmiate due ore complice la festa natalizia che cominciava alle dieci e quaranta e finiva a mezzogiorno. Alex, ignaro di ciò che lo attendeva, fece ciò che aveva sempre fatto: si alzò, si preparò, mangiò e prese il pullman per andare a scuola. Nonostante ciò che era successo negli ultimi giorni, Alex si sentiva comunque allegro e speranzoso: dopotutto era pur sempre l’ultimo giorno prima delle vacanze e il giorno dopo aveva già in programma di andare in Veneto, a Bussolengo, con la sua famiglia e con la sua amica Michelle. Ma Alex era ormai distante poche ore dalla “tempesta” e niente avrebbe potuto avvertirlo. Se fosse stato calcolatore e previdente, Alex si sarebbe rintanato sotto il divano come un gatto.

La prima ora filò liscia e tutto sommato gli dispiacque un po', anche perché lui e suoi compagni si divertirono molto durante quella lezione, nonostante fosse fisica. Arrivata la seconda ora venne anche il momento dell’ultima fatica, la verifica di filosofia. Alex la odiava più di qualunque altra cosa perché non capiva il motivo di fare una verifica proprio l’ultimo giorno quando si poteva fare un altro giro d’interrogazioni. Nonostante il grande disappunto, si concentrò sulla verifica e su ciò che doveva fare, ma anche lì ebbe una brutta sorpresa: era assurdamente difficile, non per il semplice fatto che la mole di argomenti da studiare fosse enorme (tra l’altro roba che ad Alex faceva venire il sonno e che lui reputava inutile per la sua carriera futura e per le sue aspirazioni), ma anche perché chiedeva cose troppo specifiche e le domande a risposta a crocette erano su cose che non ricordava alla perfezione, oltre ad essere troppe rispetto alle domande aperte. Alla fine Alex scrisse solo le cose che sapeva meglio o che in generale ricordava, dato che avendo studiato approssimativamente non era riuscito a focalizzarsi su alcuni filosofi in particolare. In sintesi un fallimento totale, gli diceva la testa dato che i suoi voti in filosofia erano 6 e 7 e con quella verifica la media sarebbe crollata pesantemente. Ma non finì lì perché subito dopo arrivò un’altra spiacevole sorpresa: la prova scritta d’italiano che aveva aspettato per quasi un mese intero, e sulla quale si aspettava scritto un bel voto fu un completo disastro. Talmente tante correzioni che si perdeva letteralmente il conto dei segni rossi che sporcavano il foglio. E il voto? Nemmeno c’era: il voto, come al solito, era dato dalla media fra quattro voti sui singoli aspetti (attinenza alla traccia, correttezza grammaticale, correttezza sintattica e lessicale). Non furono molto incoraggianti: 5 nel punto A, 5 nel punto B, 6 nel punto C e il voto D lasciato a metà (poiché la prova riguarda argomenti collegati dai punti di vista letterario e storico), ma per la parte letteraria 4.

Fu la goccia che fece traboccare il vaso: si arrabbiò così tanto che per poco non diede di matto davanti a tutta la classe, ma pensando subito alle possibili conseguenze si tranquillizzò, ma da quel momento in poi non volle fare più niente e desiderò soltanto tornare a casa. Era talmente arrabbiato, deluso, triste, furioso… insomma stava così male dentro che s’isolò da tutti.

L’ora d’italiano non lo interessò per niente, vista quanta rabbia aveva nei confronti del prof (tra l’altro incrementata ulteriormente dal fatto che quando gli chiese il suo voto di latino questi gli rispose che non l’aveva nemmeno pensato e che avrebbe provveduto all’intervallo, la qual cosa non avvenne) per il fatto di esser stato “dimenticato” e per il fatto che gli abbia restituito il tema proprio l’ultimo giorno.

Nelle due ore successive Alex disertò completamente i festeggiamenti e non toccò né cibo né bevande perché ormai anche la fame e la sete gli erano passate. Non gli importava niente di niente e niente di nessuno, voleva solo andarsene da lì. Ai suoi compagni non sfuggì il suo plateale atteggiamento e gli offrirono anche un piatto con una fetta di torta, biscotti e pandoro, ma lui non li toccò. Vennero anche le sue compagne a chiedergli che cosa avesse, ma lui si chiuse in sé stesso e non parlò. Arrivò infine la tanto attesa campana finale che fu una liberazione per Alex, permettendogli di tornare finalmente a casa: non si aspettava una giornata del genere, perché era partito con tanti buoni propositi e tante speranze che, alla fine, andarono tutti quanti a farsi benedire.

Arrivato a casa, Alex mangiò poco, quasi niente, e andò a dormire. Sua madre non l’aveva mai visto comportarsi in quella maniera, gli chiese che cosa fosse successo e lui, con il cuore e l’animo ribollenti di rabbia, raccontò tutto.

Per Alex fu la giornata peggiore che gli potesse capitare, soprattutto perché le vacanze non iniziarono affatto bene: gli erano stati assegnati moltissimi compiti e ciò non fece altro che aumentare ancora di più la sua rabbia, ma alla fine prevalse il buon senso e si mise ad organizzare con calma il lavoro.

Ma non c’era verso che Alex avesse pace: verso sera sua madre gli disse che Michelle (che è la figlia di una sua collega di lavoro) non sarebbe venuta con loro, poiché le aveva già scritto due giorni prima per avere la conferma che venisse e, non ricevendo risposta, aveva capito che non sarebbe stata nemmeno questa volta.

Già, nemmeno questa volta. Perché questa non era la prima volta che Alex la invitava a venire con lui e la sua famiglia da qualche parte e lei non veniva per mille motivi vari. Alex ogni volta ci rimaneva male, ma nonostante tutto le voleva molto bene. Per dirla tutta, aveva un debole per lei e sperava che trascorrendovi un po’ di tempo insieme avrebbe potuto conoscerla meglio. E lì si rese conto di un’altra cosa, che gli provocò molto dolore: che forse in realtà Michelle non lo considerasse più di tanto.

Un ultimo fatto colpì il malaugurato Alex e questa volta riguardava ancora la scuola: lui e i suoi compagni dovevano svolgere per le vacanze un lavoro di storia, che consisteva nello svolgere un video/relazione a gruppi di tre. Alex non era un tipo da lavoro in gruppo, visti i suoi trascorsi passati, ma voleva comunque mettercela tutta per farlo.

Purtroppo per lui nel giro di due giorni tutti i suoi compagni avevano già fatto i propri gruppi. Tutti tranne Alex, che si ritrovò ancora una volta escluso. La cosa lo fece insieme star male: non solo per il fatto in sé, ma soprattutto perché questa non era la prima volta che gli succedeva.

Altre volte in passato Alex si era ritrovato ad essere escluso dai propri compagni riguardo ai lavori di gruppo, ma ciò che più lo feriva è il fatto che venga escluso sempre (durante le gite, all’intervallo… inutile elencare tutte le occasioni: sempre). Il fatto fece raggiungere ad Alex la seconda consapevolezza in pochissimo tempo: non aveva amici.

Non ne ha mai avuti e questa cosa è sempre stata la sua più grande debolezza, in ogni scuola: l’asilo, la scuola materna, le scuole elementari, le scuole medie ed anche alle scuole superiori.

Gli era già capitato molte volte di sentirsi solo (perché in effetti lo era), ma Alex si ricordò per il resto della sua vita di quelle vacanze natalizie, ed in particolare di quell’ultima settimana, come quelle più “fredde e buie” della sua vita.

Il ricordo che ancora oggi ho di quel ragazzo, anzi di quell’uomo, è molto chiaro, nonostante siano passati ormai 77 anni da quell’inverno e lui non ci sia più ormai da 7 anni. Egli soffrì tanto, troppo. È dovuto crescere e maturare prima degli altri. Ha sfiorato con un dito il punto più basso alla quale può arrivare la tristezza umana, riuscendo a risollevarsi e a diventare, anzi a ritornare ad essere ciò che Dio sapeva che fosse: un uomo felice, buono, capace di portare speranza e gioia nei cuori altrui oltre che nel proprio, a curare il male degli altri prima del suo. Un medico.

Questa è la storia che si nasconde nel passato del dottor Alex Jankovic, premio Nobel della medicina per aver scoperto un farmaco in grado di uccidere qualsiasi tipo di tumore o cancro. Il mondo, i posteri e i libri di storia e medicina forse lo ricorderanno per questo. Io invece lo ricorderò sempre con una sola parola, che racchiude in sé la persona di Alex: ANIMA.»

Richard Smith, primario del John Hopkins Hospital e Premio Nobel per la medicina, estrasse allora dalla tasca un piccolo oggetto metallico. Gli studenti aguzzarono la vista: era un anello. Essi rimasero stupiti e Jacob Fisher notò che sull’oggetto c’erano delle incisioni in una lingua strana. Richard interpretò il suo sguardo e disse a tutti quanti: «Anima. Ciò che lui pensava di non avere, ma che grazie alla sua determinazione e al suo impegno, ha saputo mostrare agli altri, pazienti e colleghi, tra cui me. Questo è l’unico oggetto che mi rimane di lui, ma il grosso della sua identità giacerà per sempre nello stesso luogo in cui giacciono i ricordi più cari: l’anima.»

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I racconti di Penna a Sfera sono frutto della fantasia dei ragazzi di scuola superiore che hanno partecipato al Laboratorio di Scrittura Creativa. Invito chi li legge a tenere conto di questa provenienza e a non utilizzarli a fini impropri.

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