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Il blocco del cortigiano

Michela (3E)

Liceo Statale Galileo Galilei, Caravaggio

Il blocco del cortigiano

Il vento fuori dalla finestra agitava le foglie, la pioggia con le sue grandi gocce tracciava il

suo passaggio e la quiete della notte veniva interrotta da assordanti tuoni.

Io, al sicuro da fenomeni esterni, sedevo alla mia scrivania con davanti un misero foglio e una penna d'oca in mano, il cui inchiostro non aveva intenzione di spezzare quella bianca realtà.

Mi era stata commissionata un'opera per onorare il ricordo di Cosimo III de'Medici, il cui unico vero merito fu quello di aver governato sul regno più duraturo nella storia della  Toscana.

Nonostante fossi abituato a questo sistema mecenatistico ormai da anni, questa volta il dover mettere da parte la mia creatività per assecondare il volere del Granduca mi richiedeva un enorme sforzo.

Rimasi tutta la notte seduto a quella scrivania.

Quando il gallo cantò alle prime luci dell'alba, mi resi conto che tutto quel tempo era stato infruttuoso e necessitavo di trovare al più presto l'ispirazione.

Mi recai alla biblioteca di corte alla ricerca di altri libri il cui scopo fosse simile al mio.

Passai ore e ore tra quegli scaffali a consultare tutti i testi presenti, fino a quando... dopo giorni trascorsi solo in compagnia degli amici che possono farti vivere qualsiasi avventura; una sera al lume di una flebile luce trovai più di ciò per cui la mia ricerca era iniziata.

Non una banale ispirazione per uno dei tanti componimenti che ero costretto a scrivere, ma qualcosa che avrebbe riportato l'ormai decadente granducato fiorentino al suo splendore iniziale.

Il giorno seguente mi recai in piazza per chiedere ai passanti quali secondo loro fossero le doti necessarie a un buon governatore per rendere il suo regno illustre, soprattutto in cosa il precedente difettava. Dal mercato passai alle botteghe, e dalle botteghe ai salotti degli intellettuali.

Nonostante in molti mi risposero, la realtà della mia Firenze era troppo stretta e limitata per il mio scopo. Non potevo permettere che i dettami di corte mi ostacolassero anche in questo lavoro; decisi quindi con il consenso del Granduca Ferdinando de'Medici di partire.

Ciò che avevo desiderato per tutta la vita era di entrare in contatto con i più grandi dotti del mio secolo; dove trovarli nel 1670 se non alla corte più sfarzosa e ricca di eccessi di ogni genere?

Appena varcata la soglia vidi i vari capannelli di artisti e di fronte a questa utopica visione le mie gambe cominciarono a vacillare e le ginocchia a cedermi. Trovarmi così di fronte ai maggiori maestri di tutte le arti, suscitò in me un senso di inadeguatezza ma anche di brama, che speravo presto di placare con la pubblicazione del mio progetto.

Ebbi la possibilità di trattenermi per qualche giorno, così da riconoscere le azioni del Re Sole che impoverivano e indebolivano la Francia. Non capacitandomi di come potesse esservi un tale divario sociale, chiesi a Francesco di cercare conferma dagli artisti.

Francesco era stato la mia guida e traduttore per tutta la mia permanenza e il suo contributo è stato decisivo.

Ottenute tutte le informazione necessarie per completare il mio lavoro tornai a Firenze. Lì iniziai a comporre con foga e diletto quello che semplicisticamente potrebbe sembrare un ode a Cosimo III, ma che utilizzando un'altra chiave di lettura si rivelerebbe essere l'ideale di regnante a cui tutti dovrebbero tendere.

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I racconti di Penna a Sfera sono frutto della fantasia dei ragazzi di scuola superiore che hanno partecipato al Laboratorio di Scrittura Creativa. Invito chi li legge a tenere conto di questa provenienza e a non utilizzarli a fini impropri.

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