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Ultimo giorno a Pompei

Gioele (2L)

Liceo Statale Galileo Galilei, Caravaggio

Ultimo giorno a Pompei

Sembrava una mattina d’estate come tutte le altre a Pompei, nella piazza principale della città vi era un gran baccano, come di consuetudine nei giorni del mercato. Davanti al tempio della dea Era, un giovane mendicante chiedeva qualche spiccio ai passanti, ma il presunto senzatetto era in realtà Lucio, tenente romano sotto copertura incaricato dal neo Imperatore Tito. “Lucio, affido a te questa delicata missione perché sei un mio uomo fidato: a Pompei si vocifera che dei ribelli vogliano tentare un colpo di stato, vai a controllare e se le voci sono fondate, ferma a qualsiasi costo la ribellione” così Tito aveva detto al giovane. Lucio non era da solo però, con lui erano venuti anche Massimiano e Caio, anch’essi incaricati dall’Imperatore in questa complicata azione di spionaggio. I tre si erano dunque intrufolati nella città e avevano cercato di reperire informazioni. Dopo una mattinata di ricerche però i tre non erano riusciti a trovare neanche il più piccolo indizio. Sconsolate, le spie si fermarono in una osteria nel tentativo di racimolare anche una sola informazione utile. Ad un tratto i tre sentirono qualcosa di interessante “Hai sentito il piano di Claudio? Vuole attaccare Roma e uccidere l’imperatore” disse un cliente del locale ad un amico “Shh parla a bassa voce, lo sai che ci è proibito parlare di lui” disse l’altro. Massimiano chiese con fare indifferente all’oste chi fosse Claudio, egli rispose che era il governatore di Pompei. Alla risposta i gendarmi rimasero sbalorditi: allora ciò che si vociferava era vero! “Dobbiamo subito avvisare l’impero” disse Caio con un filo di voce “No, prima cerchiamo di ottenere informazioni più dettagliate. Quando i due uomini uscirono dal locale Caio, Massimiano e Lucio li seguirono a loro volta; giunti alla via centrale li spinsero in una via laterale e con la forza chiesero loro il piano di Claudio. I due, pieni di sangue e barcollando, risposero che il capo della città aveva organizzato una riunione di tutti i cittadini alle 19 del giorno stesso dove metteva a punto gli ultimi preparativi della marcia su Roma. Appresa la notizia i romani decisero di intrufolarsi alla riunione.

Arrivati nella piazza principale all’orario prestabilito i tre soldati si sedettero per ascoltare il governatore, che parlò così al popolo: “Miei cari concittadini, oggi sarà ricordato come il giorno nel quale Pompei si impose e soverchiò il superbo Impero Romano, quei farabutti hanno imposto le loro leggi e ci hanno sommerso di tasse, oggi è il momento di vendicarsi, Chi è con me?” tutta la platea emise un boato. Ma la Pizia prese parola “Claudio non farlo, ho parlato con gli Dei e mi hanno detto che se cercheremo di attaccare i romani Pompei subirà grandi sventure” “Al diavolo gli Dei! Il nostro destino è grande” seguì un altro boato “E ora” proseguì “Prendete le spie!” un istante dopo Massimiano, Caio e Lucio furono assaliti. “Come hai fatto a scoprirci?” disse Caio “Credevate davvero di passarla liscia dopo aver osato pestare due miei preziosi concittadini, odiosi romani?” “Sei un  pazzo!!!” urlò Lucio “è una follia attaccare Roma!” “I Pompeiani sono un popolo fiero: sconfiggeremo gli usurpatori!” dopo che Claudio disse questo, il Vesuvio eruttò. Tra il popolo esplose il panico, i tre romani approfittarono della confusione per scappare. “Dobbiamo approfittare della confusione per uccidere Claudio” disse Lucio “Sì lo faremo per la gloria di Roma!” dissero gli altri due, ma in quel momento un meteorite di lava colpì e uccise Caio “Oh no! Caio!” Lucio e Massimiano, presi dallo sconforto attaccarono con tutto il loro vigore la scorta di Claudio. La battaglia fu epica, nonostante i pompeiani fossero in maggioranza Massimiano e Lucio combatterono come due leoni. Massimiano dopo aver trafitto cinque uomini della scorta di Claudio venne sconfitto dagli altri due, Lucio si accasciò a terra affranto dal dolore fisico e psicologico ma con le lacrime agli occhi continuò a dimenarsi: uccise i due uomini rimanenti ma venne pugnalato all’addome da Claudio. Il governatore sogghignò ma con l’ultimo briciolo di energia rimastogli Lucio uccise a sua volta Claudio. Fu così che Roma si salvò dai Pompeiani, grazie agli dei e a tre valorosi soldati.

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I racconti di Penna a Sfera sono frutto della fantasia dei ragazzi di scuola superiore che hanno partecipato al Laboratorio di Scrittura Creativa. Invito chi li legge a tenere conto di questa provenienza e a non utilizzarli a fini impropri.

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